In un paio di articoli precedenti abbiamo visto come si produce un video e quali sono le professioni del cinema. Oggi parliamo di una professione in particolare, quella di Digital Imaging Technician sulla base di quanto ci ha raccontato Andrea Issich.

Andrea Issich al lavoro

Andrea è nato nel 1983, quando la tecnologia digitale cominciava a fare i primi passi (soprattutto nel settore audio). Non sorprende, quindi, che il suo primo lavoro fosse in un contesto completamente analogico. L’ambito era quello delle TV locali (TV9 di Grosseto). In queste situazioni i budget controllati e la non eccessiva disponibilità ad assumere personale hanno fatto in modo che Andrea potesse acquisire esperienza in molti ambiti. Gestione delle videocamere, luci, elaborazione dei segnali in bassa frequenza, montaggio, gestione dei ponti radio erano tutte attività tra cui destreggiarsi.

Il primo incontro con il mondo digitale

Il primo contatto con il digitale è avvenuto con gli spot commerciali. Questi richiedevano già l’impiego di sistemi digitali a supporto della produzione denominati Digital Video Assist. In particolare il PSU che è arrivato ora alla quarta versione.

Digital Video Assist PSU

Il Digital Video Assist è un dispositivo in grado di raccogliere tutte le funzionalità che, altrimenti, richiederebbero più strumenti. Uno o più PC, convertitori di formato e gestori delle varie risoluzioni con la possibilità di gestire vari flussi video e/o monitorare le riprese di videocamere ad alta risoluzione.

L’incontro col Cinema

Anche il primo incontro col cinema è stato, per Andrea, tutto analogico. Guidato da Luciano Tovoli, in questo periodo Andrea ha approfondito le tecniche e gli strumenti per gestire la pasta del colore. Illuminazione, ottiche, scelta della pellicola sono tutti temi che – sviluppati e approfonditi in ambito analogico – hanno comunque contribuito a formare un solido background su cui poggiare la professione futura.

Con le odierne macchine digitali si tende a riprodurre la “pasta morbida” consentita dalla pellicola a 35mm. Per questo si deve essere in grado di scegliere (ed utilizzare) camere, ottiche e sensori ed avere la capacità di interagire con il Direttore della Fotografia per raggiungere il risultato richiesto dal Regista.

La professione di Digital Imaging Technician (DIT)

Tra i nuovi lavori nati con lo sviluppo della tecnologia digitale c’è il Digital Imaging Technician. Il compito fondamentale di questa figura è quello di far vedere al Regista e al Direttore della Fotografia il risultato delle riprese. Questo operando in tempo reale e con la massima aderenza al prodotto finito.

Per questo bisogna conoscere le macchine da ripresa (tipicamente RED, Arry, Canon, Sony), le ottiche, i sensori, i formati dei flussi di dati generati (con i relativi Codec e tipologie di compressione) e, più in generale, le caratteristiche peculiari di ogni dispositivo.

La regolazione della sensibilità delle macchine è la prima attività seguita dal DIT. Il livello ISO deve essere ottimale per evitare artefatti e ridurre i rumori. Intendiamo, per rumore, le componenti indesiderate nei segnali digitali.

I flussi di dati devono essere elaborati dal DIT che deve anche garantire la “continuità fotografica” delle riprese. Questo per fare in modo che tra le diverse scene non si avvertano transizioni di illuminazione, contrasto e/o delle altre caratteristiche delle immagini.

Il DIT fa queste verifiche sia guardando le immagini che utilizzando strumenti dedicati. Questi mostrano le forme d’onda relative a livelli di bianco, grigio medio, incarnato, alte luci e basse luci. Anche la applicazione della Color Decision List (CDL) e della Look Up Table (LUT) è compito del Digital Imaging Technician. I monitor dedicati a Regista e Direttore della Fotografia hanno CDL/LUT già applicate.

La workstation del Digital Imaging Technician

Andrea utilizza, per il suo lavoro, una workstation composta da vari dispositivi.

La postazione di Andrea Issich

I flussi di camera sono gestiti da un distributore di segnale BlackMagic Clean Switch che è in grado di distribuire 12 flussi in entrata su 12 flussi in uscita. Per i DIT sono, in genere sufficienti tre flussi in ingresso (due per le camere e uno di riserva). I flussi in uscita sono indirizzati, invece, sul monitor del DIT, quello del Regista e sul sistema strumentale di analisi in tempo reale.

La LUT box è una COLR Duo che è collegata alla scheda di acquisizione BlackMagic Ultra Studio 4K. L’elaborazione è realizzata con Da Vinci Resolve Live che è ormai diventato uno standard di mercato per la Color Correction.

Smart Video Hub di BlackMagic

I dati così elaborati vengono raccolti su Hard Disk e consegnati al Data Manager. Sarà lui a seguire la classificazione e conservazione e la generazione di tutti i formati (in alta e bassa risoluzione) per le elaborazioni di post produzione.

Conclusione

Chiudiamo qui il racconto sulla nuova (relativamente) professione di Digital Imaging Technician che abbiamo potuto scoprire grazie alla disponibilità di Andrea Issich.

Sono un ingegnere elettronico con la passione per la musica ed il suono. Mi sono avvicinato alla musica da autodidatta (salvo una breve parentesi alla University of the Blues di Dallas) e ho suonato nei peggiori locali italiani (con casuali puntate all'estero). Ho costruito la mia prima radio FM appena finita la terza media. Ho continuato con amplificatori a valvole e transistor fino ad arrivare alla produzione di circuiti integrati. Collaboro da anni con varie riviste (cartacee e web) di musica nelle quali mi occupo di recensioni di strumenti musicali e sistemi per l'elaborazione del suono. Trovate le mie pubblicazioni su Accordo (accordo.it), la rivista Chitarre (dal 2010 al 2015) e su Audio Central Magazine (audiocentralmagazine.com). Produco musica da un po' nello NTFC Studio che serve sostanzialmente per le produzioni di NTFC Band.